TESTI

In questa pagina potrete trovare dei testi fondamentali del teatro dell’oppresso.

Molti provengono dal sito internazionale [www.theatreoftheoppressed.org/en/ ] e quindi stiamo traducendo pazientemente dall’ Inglese (al Francese e al Italiano) per renderli accessibili.

Si può dunque sia postare dei testi come aiutarci a tradurre il tesoro di testi del sito internazionale.

La vostra partecipazione è molto benvenuta.

Argomenti:
Dichiarazione dei principi dell’Internazionale del Teatro dell’Oppresso (A.Boal)
L’estetica dell’oppresso (A.Boal)
Chi è il Jolly? (B.Santos)
5% del nostro tempo (R.Mathijssen)
éléments de réflexion sur le Joker (J.Boal)


Dichiarazione dei principi dell’Internazionale del Teatro dell’Oppresso
Di Augusto Boal

Preambolo
1) Lo scopo base del TdO è umanizzare l’Umanità
2) Il TdO è un sistema di Esercizi, Giochi e Tecniche basate sul Teatro Essenziale, per aiutare uomini e donne a sviluppare ciò che loro già hanno dentro se stessi: il teatro.

Teatro Essenziale
3) Ogni essere umano è teatro!
4) Il teatro e’ definito come l’esistenza simultanea – nello stesso spazio e contesto – di attori e spettatori. Ogni essere umano è capace di vedere la situazione e di vedersi nella situazione.
5) Il Teatro Essenziale consiste in tre elementi: il Teatro Soggettivo, il Teatro Oggettivo e il Linguaggio Teatrale.
6) Ogni essere umano è capace di recitare-agire (acting): noi dobbiamo necessariamente produrre azioni e osservare queste azioni e i loro effetti sull’ambiente. Essere Umano vuol dire essere Teatro: la coesistenza dell’attore e dello spettatore nello stesso individuo. Questo è il Teatro Soggettivo.
7) Quando gli essere umani limitano se stessi nell’osservare un oggetto, uno persona o uno spazio, rinunciando momentaneamente alla loro capacita’ e necessita’ di agire, l’energia del loro desiderio di agire è trasferita a quello spazio, persona od oggetto, creando uno spazio nello spazio: uno Spazio Estetico. Questo è il Teatro Oggettivo.
8) Tutti gli esseri umani usano, nella loro vita quotidiana, lo stesso linguaggio che gli attori usano sul palco: le loro voci, i loro corpi, i loro movimenti e le loro espressioni; essi traducono le proprie emozioni e desideri nel Linguaggio Teatrale.

Il Teatro dell’Oppresso
9) Il TdO offre a ognuno lo strumento estetico per analizzare il proprio passato, nel contesto del proprio presente e conseguentemente inventare il proprio futuro, senza attenderlo. Il TdO aiuta gli esseri umani a recuperare un linguaggio che gia’ possiedono – noi impariamo come vivere nella societa’ facendo teatro.
Noi impariamo come sentire per mezzo del sentire; come pensare pensando; come agire agendo. Il TdO è una prova per la realtà.
10) Gli oppressi sono quegli individui o gruppi che sono socialmente, culturalmente, politicamente, economicamente, razzialmente, sessualmente o in ogni altro modo, deprivati del loro diritto al Dialogo o in ogni modo danneggiati nell’esercizio di questo diritto.
11) Il Dialogo e’ definito come un libero scambio con gli altri, come persona e come gruppo, nel partecipare alla società umana come eguale, nel rispettare le differenze ed essere rispettato
12) Il TdO è basato sul principio che tutte le relazioni umane dovrebbero essere di natura dialogica: tra uomini e donne, tra razze, famiglie, gruppi e nazioni, il dialogo dovrebbe prevalere. In realta’ tutti i dialoghi hanno la tendenza a diventare monologhi, che creano la relazione oppressi-oppressori. Riconoscendo questa realtà
il più importante principio del TdO è di aiutare a restaurare (to restore) il dialogo tra gli esseri umani.

Principi e obiettivi
13) Il TdO e’ un movimento mondiale non-violento ed estetico che cerca la pace, non la passività.
14) Il TdO cerca di attivare la gente in un tentativo (endeavor) umanistico espresso dal suo vero nome: teatro di, da, e per l’oppresso. Un sistema che rende capace la gente di agire nella finzione del teatro per diventare protagonista, cioè soggetto attivo, della propria vita.
15) Il TdO non è nè un’ideologia ne’ un partito politico, non è dogmatico né coercitivo, ed è rispettoso di tutte le culture. E’ un metodo di analisi e un mezzo per sviluppare società più felici. A causa della sua natura umanistica e democratica, esso è largamente usato in tutto il mondo, in tutti i campi di attività sociale come: educazione, cultura, arte, politica, lavoro sociale, psicoterapia, programmi di alfabetizzazione e salute.
Nell’allegato a questa Dichiarazione dei Principi, sono elencati una serie di progetti esemplari per illustrare la natura e lo scopo del suo uso.
16) Il TdO e’ ora usato in circa metà delle nazioni del mondo, elencate nell’allegato, come uno strumento per forgiare scoperte circa se stessi e circa l’Altro, per chiarificare ed esprimere i nostri desideri; uno strumento per il cambiamento delle circostanze che producono infelicita’ e pena, e per l’intensificazione di ciò che porta pace; per rispettare le differenze tra gli individui e gruppi e per includere tutti gli esseri umani nel Dialogo; e infine uno strumento per ottenere giustizia economica e sociale, che e’ il fondamento della vera democrazia. In sintesi, l’obiettivo generale del TdO è lo sviluppo dei Diritti Umani fondamentali.
L’organizzazione internazionale del TdO (ITO)
17) L’ITO è un’organizzazione che coordina e intensifica lo sviluppo del TdO in tutto il mondo, secondo i principi e gli obiettivi di questa Dichiarazione.
18) L’ITO fa ciò connettendo chi pratica il TdO in una rete globale, favorendo lo scambio e lo sviluppo metodologico; facilitando la formazione e la disseminazione delle tecniche esistenti; concependo progetti su scala globale; stimolando la creazione di Centri di TdO locali (CTO); promuovendo e creando condizioni per il lavoro dei CTO e di chi pratica il TdO e creando un punto d’incontro internazionale su Internet.
19) L’ITO è della stessa natura umanistica e democratica tanto quanto i suoi principi ed obiettivi; essa incorporerà ogni contributo da quelli che stanno lavorando secondo questa Dichiarazione di Principi.
20) L’ITO si impegnerà (to assume) affinché chiunque usi le varie tecniche del TdO sottoscriva questa Dichiarazione dei Principi.

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L’estetica dell’oppresso di Augusto Boal

L’estetica dell’oppresso
Insiemi analogici e complementari.
Saggio di Augusto Boal
Traduzione dall’inglese Maria Rossi
Sommario/Riassunto.

La natura non produce mai due cose identiche. Tutti gli oggetti inanimati e tutte le creature viventi sono sempre uniche e irripetibili, anche quando sono clonate. In un mondo così variegato/differenziato, dobbiamo organizzare la nostra percezione altrimenti rimarremmo paralizzati dall’immane abbondanza di impressioni e informazioni sensoriali (che riceviamo). Fortunatamente, la natura permette la creazione di Ensembles (insiemi/sistemi) complementari e analogici. I neonati dapprima guardano tutto, senza vedere. Dopo un pò, cominciano a distinguere fra linee dritte e curve, profondità e colori. Se si fermassero a guardare tutto allo stesso tempo, non potrebbero cominciare a vedere. Vedono “insiemi”.
Gli insiemi analogici, sono omogenei, contengono cioè cose simili fra loro ma non identiche -Unicità- in un’unità più grande come un corpo di ballo, un battaglione di soldati o la farina contenuta in un sacco. Gli insiemi eterogenei, invece, sono fatti di elementi complementari. Due fiumi non sono mai uguali ma in entrambi l’acqua scorre ed entrambi hanno due rive e un solo letto. Un essere umano è un insieme di elementi complementari: tutti abbiamo una testa, un tronco, quattro arti; abbiamo vene, pelle e capelli. Abbiamo tutti un cervello.

Le Parole come mezzi di trasporto
Gli Ensembles devono avere un nome per dare vita ad una qualsiasi forma di comunicazione e dare un nome alle cose è il tentativo di immobilizzarle, fissarle, definirle. Nominare significa fissare quel che fluisce, fermare quel che non può essere fermato nello spazio e nel tempo. Le parole – i Nomi delle cose- sono indispensabili per qualsiasi scambio e dialogo. Esse designano/ determinano gli ensembles ma ignorano/non tengono conto delle unicità che costituiscono la sola ed unica realtà oggettiva. Bianchi e neri, uomini e donne, operai e contadini, nessuna di queste parole esiste. Ci sono ma non esistono. Quel che esiste è quest’uomo nero e quella donna nera ecc. ecc. …, in transito, di passaggio, nel’ incessante processo di cambiamento, di nascita e morte che è la vita. Le parole sono mezzi di trasporto delle nostre idee, dei nostri desideri e delle nostre emozioni. Con la stessa parola- attraverso la sintassi della lingua scritta e attraverso l’espressione della voce nella lingua parlata- si può dire esattamente l’opposto del suo significato che troviamo nel dizionario.
Per comprendere quel che una parola significhi è necessario precisarlo. La parola è un’ entità che non esiste. E’ un segno fatto sulla sabbia, un suono scolpito nell’aria. Le parole sono qui e ovunque. Le parole sono un vuoto che riempie il vuoto stesso che c’è fra un essere umano e l’altro. In questo vuoto noi depositiamo tutto quel che siamo. Noi siamo le parole che diciamo, tramutate in suoni e in segni. Per precisare il significato delle nostre parole dobbiamo vestirle: con maschere come nella tragedia greca, con luce come nel cinema e con vestiti come nella vita di tutti i giorni, tramite la gestualità e le espressioni del viso. Le parole sono il lavoro e lo strumento della ragione. Dobbiamo trascenderle e cercare forme di comunicazione che non siano solo razionali ma anche sensuali, estetiche. Attenzione: questa trascendenza estetica della ragione è alla base del teatro e di tutte le arti.

Il processo estetico e il prodotto artistico
L’artista è colui che è capace di penetrare la realtà, ermeticamente nascosta dietro le parole e gli ensembles. L’artista rivela le Unicità che stanno dietro la semplificazione del linguaggio che le nomina e della ragione che le raggruppa senza percepirle/notarle. L’artista penetra le unicità della vita come se essa stesse cercando la sua parte complementare, come se essa stesse cercando se stessa: la sua identità nell’alterità. L’uno che cerca l’uno, cerca se stesso e l’altro allo stesso tempo. Questa percezione dinamica è sempre in movimento e, come l’amore, non è mai la stessa.

Alcune persone sono chiamate artiste ma ogni essere umano è, sostanzialmente, un artista. Siamo tutti in grado di penetrare le Unicità, sia attraverso l’amore che attraverso l’arte. Noi possiamo trovare l’Uno. E’ importante distinguere tra il fare -il Processo Estetico- e il già fatto -il Prodotto Artistico. Quest’ultimo non può prescindere dal primo per avvenire mentre il Processo Estetico non ha bisogno di concludersi. Per l’Estetica dell’Oppresso, il Processo Estetico è la cosa più importante anche se è assolutamente desiderabile che esso porti ad un prodotto artistico, per il potere amplificativo e sociale che esso ha.
Il Processo Estetico permette alle persone di fare quello che solitamente è loro negato, di espandere le loro potenzialità espressive e percettive. Il Processo è utile già da solo ma lo diventa ancor più quando produce un lavoro/ porta ad un prodotto da condividere con gli altri, ugualmente partecipanti/coinvolti nel loro processo estetico. Il Processo Estetico non è un lavoro d’arte ma uno strumento per sviluppare capacità, specialmente la capacità di metaforizzare.

Amore e arte
L’arte è amore. La persona amata è un essere unico e irripetibile e in amore noi ci addentriamo nell’unicità dell’essere amato. Un unico complesso universo in costante mutamento/movimento. Per questo l’amore non “è” . Sebbene basato sulla realtà, l’amore è un lavoro di immaginazione. Noi cerchiamo parti del nostro desiderio nel nostro amato. In questo senso l’amore è un arte e l’arte è amore. Sono identici e per questo fluttuano/oscillano allo stesso modo. Nessuna persona è amata o nessun pezzo d’arte è ammirato in maniera costante e uguale. Contrariamente a quanto comunemente si dice, l’amore non è un incontro ma una ricerca! Qualcuno sempre in moto cerca qualcuno che non è mai identico a se stesso.

Arte e conoscenza
L’arte è una forma speciale di conoscenza, soggettiva, sensoriale, non scientifica. L’artista viaggia oltre le apparenze della realtà fino alle unicità nascoste dagli Ensembles. Nel Lavoro dell’Arte, il viaggio è sintetizzato con il nocciolo/l’essenza della realtà e crea un nuovo Ensemble che rivela l’Unicità che a sua volta, per analogia, ha a che fare con noi stessi. Un lavoro d’arte, composto di parti uniche, crea un nuovo immaginario. Quello che fa sperimentare alle persone una certa identità condivisa. L’io si trasforma in noi. Nel noi, “scopriamo la scoperta” che l’artista fa. Dicendo ‘noi’, ognuno scopre il proprio vero se. Io divento la somma di tutte le mie relazioni e qualcosa di più, come in una forma di sinergia. Metaforicamente, sono suoni e colori, sono Wagner e Velasquez. L’arte scopre e re-inventa la realtà attraverso una singolare prospettiva. La singolare realtà dell’artista può essere osservata solo attraverso il suo lavoro, che è sempre unico.

Estetica e neuroni
L’Estetica dell’Oppresso è basata sulla nozione scientifica che i neuroni coinvolti nella nostra percezione sensoriale costruiscono dei circuiti. I networks (le reti) neuronali ci permettono di ricordare, di mettere in relazione e, infine, di creare, inventare e immaginare. Si potrebbe dire che l’immaginazione sia memoria trasformata dal desiderio. I neuroni dei circuiti sensoriali si incontrano nella corteccia e tutti i messaggi ricevuti dialogano gli uni con gli altri, portando alle decisioni del singolo individuo. I circuiti sono costantemente modificati, e così la via tramite cui riceviamo i messaggi. Vecchie parole, concetti e valori sono confrontati con nuovi ed essi possono essere modificati, rimpiazzati o eliminati. Niente è definitivo nell’essere umano.

La televisione crea una triste immagine della realtà, specialmente attraverso i film di stile hollywoodiano. Non è tanto la violenza che mostrano a causare danni quanto il fatto che essa sia priva di ragioni e motivazioni. La violenza di per sè non è ne buona ne cattiva. E’ negativa quando è ridotta a pugni oggettivi e senza alcuna soggettività. Può essere educativa se è giustificata/spiegata, quando mostra la sua etica (le sue ragioni). Mostrare sempre le stesse immagini in maniera ripetitiva e incessante mira a bloccare lo sviluppo intellettuale e metaforico di un pubblico che si vuole solo passivo. L’invasione della tv brasiliana da parte del cinema commerciale americano è più pericolosa di una qualsiasi invasione dell’Amazzonia da parte di spietate forze straniere. E non è solo la televisione, ma tutti i media che riducono la realtà ai problemi minori della gente ricca o al conformismo della classe media.

Lo stesso discorso politico ha trasformato parole come libertà e democrazia nell’ opposto del loro significato. Nel nome di queste parole un Paese ne invade un altro, uccide e tortura la sua popolazione dicendo che è ricomporre l’ordine. Quale ordine? Quello del potere imposto (del più forte). Tutto ciò è fatto per distruggere la capacità metaforica delle persone.

La metafora comprende tutti i linguaggi simbolici, soprattutto la parola e l’allegoria. Se i neuroni estetici – quelli che elaborano sensazioni, ragionamenti e idee- sono attivati da nuovi stimoli, anche la creazione della metafora è attivata. Senza un’autonoma attività metaforica, l’intelligenza è paralizzata e l’individuo si avvicina all’ominide con cui l’evoluzione è iniziata.
Ominidi e animali non sono in grado di creare metafore. Diversamente dalla tragedia greca, la globalizzazione cinematografica mostra solamente azioni senza ragioni. Nelle tragedie, invece, l’azione si svolge fuori dalla scena, quel che noi vediamo è un balletto di parole, idee, concetti, sentimenti. Nei film hollywoodiani noi vediamo violenza e nessuna idea, vediamo il buono picchiare il cattivo, che il cattivo la pensi diversamente o meno. Anche nei film senza brutalità e violenza, siamo rappresentati nel come dovremmo comportarci, pensare e persino vestire. Questo insano consumismo crea “necessità innecesarie” (falsi bisogni), esemplificate negli infernali centri commerciali di tutto il mondo. La stessa cosa accade con i ragazzi cresciuti in un contesto dominato dal traffico di droga. I loro cervelli ricevono solo messaggi di morte, tortura, assenza di scrupoli, in cui la vita umana vale meno di una lira. Come può una etica umana nascere da un terreno di sola miseria e paura?

Ghirlande di neuro-circuiti, resistenti e aggressive ma non indistruttibili
La mia ipotesi è che i circuiti neuronali possano costruire delle Ghirlande (sistemi circolari, chiusi, coazioni a ripetere) resistenti, aggressive e distruttive in base alla natura delle informazioni e ai circuiti che li ricevono. Esemplificazioni di queste “ghirlande neuronali” sono l’estremismo religioso, il fanatismo sportivo, l’adorazione di una persona o di un’istituzione, il settarismo politico, le gangs o i clan. In queste “ghirlande” l’imput deve essere ricevuto in modo ripetitivo e costante. Se il calcio fosse giocato solo due volte all’anno, non ci sarebbero hooligans, se le gangs combattessero tra di loro sporadicamente, nessuna “ghirlanda neuronale” potrebbe formarsi e il dialogo sarebbe possibile.

Circuiti neuronali estetici
Ora, alcuni neuroni sono capaci di trasmettere emozioni e idee complesse, parole e simboli. Io li chiamerò Neuroni Estetici perché questa è la funzione dell’Estetica: rivelare ragioni ed emozioni attraverso stimolazioni sensoriali. Parafrasando Dostoevsky, che disse: “Solo la bellezza salverà il mondo.”, noi possiamo dire: “Solo l’estetica permette le più vere e profonde comprensioni del mondo e della società”.

Volume, territorio e insignia (simboli) del potere
Ogni oggetto o creatura vivente occupa uno spazio, un luogo in questo mondo. Gli oggetti inanimati occupano uno spazio equivalente al loro volume, gli animali marcano il loro territorio con odori e suoni. Anche gli esseri umani usano i loro sensi per estendere i limiti del loro territorio, il più importante dei quali è la vista e l’immagine. Per questo tutte le società umane sono dei veri e propri spettacoli visivi. Nel corso della storia, sono variati solo i mezzi di produzione dello spettacolo. Essere spettacolari implica basarsi sulle relazioni di potere, e il potere ha bisogno di simboli e rituali. Esso ha bisogno di essere riconosciuto al primo sguardo per essere temuto e rispettato. La carrozza reale non è stata inventata per essere un mezzo di trasporto più efficiente, una comune macchina avrebbe fatto meglio, ma la carrozza reale è un simbolo di potere, solo in seconda battuta serve a trasportare.

Non solo la festa del 15° anniversario o la cerimonia nuziale, non solo il varo di una nave sono eventi spettacolari ma anche i pranzi domenicali in famiglia in cui si seguono regole stabilite come in una specie di recita. Tutti sono spettacoli in cui i ruoli sono assegnati, protagonisti, non protagonisti( spalle), in cui tutti i dialoghi sono prevedibili. I media, essendo una fonte di informazione e di valorizzazione/esaltazione di chi vi è rappresentato, possono conferire status a chiunque appaia nella copertina di una rivista o in uno show televisivo. La stupidità e la superficialità degli shows è intenzionale e mira a vendere prodotti e idee attraverso l’insidioso meccanismo dell’empatia.

E’ la televisione a diventare l’unica e assoluta verità mentre la realtà diventa finzione, una bugia, finchè non è riferita dalle news della notte. Sul finire della decade passata, c’è stato un assalto ad un bus nel centro di Rio. Furono fatti degli ostaggi e tutto durò per cinque ore. La televisione filmò integralmente l’evento e un giovane confessò che quando si ritrovò a passare lì vicino e capì cosa stesse accadendo davanti ai suoi occhi, corse a casa ad accendere la tv per essere sicuro di aver visto quel che aveva visto.

Meno tecnologicamente, gli indigeni del Braziluse coloravano le piume durante le feste o i preparativi di una guerra. Danzano rispettosamente, cercando un posto nella struttura del potere offerta dal proprietario terriero. I simboli non solo vestono il più valoroso con superiorità e potere. Per quelli che non portano i simboli, essi sono anche Immagini dell’Assenza, i simboli segnalano dove risiede il potere e dove no.

I tre livelli della percezione
1. Informazione- livello recettivo. I sensi registrano uno stimulus che è trasportato alla parte del cervello dove io posso vedere, udire, sentire, odorare o assaggiare. Io ricevo un messaggio. Questa informazione non viene salvata ma messa in collegamento con altri circuiti neuronali.

2. Conoscenza e prendere decisioni- livello attivo. L’essere umano mette in relazione la nuova informazione con quelle già ricevute e, di reazione, prende delle decisioni.

In questi due livelli, umani e animali sono simili. Alcune decisioni sono istintive o biologiche. Topi cresciuti in laboratorio che non hanno mai visto un gatto, scappano quando ne sentono uno. Con gli umani, la conoscenza è accompagnata da una valutazione soggettiva, che può condurre ad errori. Supponiamo ci sia una tigre alla mia porta, io ricevo l’informazione, so che è pericoloso, ma non devo per forza scappare. Posso inventare un’altra soluzione, come sparare all’animale.

3. Coscienza etica- livello Umano: a questo livello chiedo a me stesso- è il livello del dubbio e della scelta eticamente giustificata. Dovrei uccidere la tigre?Potrebbe essere semplicemente affamata,dato che la crisi economica ha diminuito il suo cibo. Potrei correre via ma la tigre potrebbe divorare il bambino che vive qui accanto. Dovrei chiamare i pompieri? Lanciare il mio computer sulla sua testa? Dovrei urlare?

Il terzo livello è creativo, richiede l’invenzione di alternative. Ed è da questo livello etico che una sessione di teatro forum dovrebbe sempre partire: non è sufficiente avere delle buone idee, è indispensabile che siano eticamente motivate/giustificate. Non basta lavorare con idee che già esistono, è necessario inventare. Nel nostro lavoro teatrale è importante ampliare e amplificare tutti i livelli della percezione, specialmente quello etico, così che le nostre scelte siano consapevoli delle possibilità/alternative che esistono o che possono essere create. In ogni situazione c’è sempre una scelta/alternativa.

Necessità dell’Estetica dell’Oppresso
L’Estetica dell’Oppresso, che il CTO di Rio sta sviluppando proprio ora, fa sentire e comprendere alle persone la realtà sociale che li circonda. Il teatro è la più antica e naturale via di apprendimento; i bambini imparano tramite il teatro a saltare, interpretare personaggi e, attraverso altre forme di arte, scenografia, trucco, pittura, canto e danza. Il Teatro dell’Oppresso fa uso delle strutture sociali e dei valori morali di ogni società, per evitare l’accettazione passiva di quegli stessi valori e strutture. TO (Teatro dell’Oppresso) è al congiuntivo, non all’imperativo.

I giochi/esercizi teatrali combinano disciplina – i giocatori devono obbedire alle regole del gioco- e libertà – essi devono inventare, trovare soluzioni. Ogni esercizio/gioco è lezione di vita; ogni gioco/esercizio teatrale è una lezione di vita sociale. Gli esercizi del TO sono lezioni di cittadinanza. Senza disciplina non c’è vita sociale, senza libertà non c’è vita individuale. Come uno dei contadini del MST (Movimento dei Senza Terra) dice: “TO è così bello perché le persone imparano quel che già sanno!”. Apprendiamo esteticamente e impariamo ad imparare!

Dobbiamo ampliare il nostro metodo, fino ad oggi prevalentemente teatrale. Dobbiamo concepire un progetto di Estetica dell’Oppresso (vedi sotto- il progetto Prometeo), ideato per stimolare i Neuroni Estetici. La percezione estetica include ragione ed mozione, giudizio e valori, non solo sensazioni. Proprio come lo sport espande le potenzialità del corpo, l’arte espande le potenzialità della mente.

L’Estetica dell’Oppresso si propone di aiutarci ad imparare quel che già sappiamo sulla nostra cultura, sulle parole, i suoni, le immagini e l’etica. Se non creiamo la nostra propria cultura, obbediremo e saremo servili verso le altre. L’Estetica dell’Oppresso cerca di aiutare gli oppressi a scoprire l’arte, la loro arte e attraverso di essa scoprire se stessi;a scoprire il mondo, il loro proprio mondo, e attraverso questo, se stessi.

Teatro al congiuntivo
Il teatro, abitualmente coniuga la realtà nel presente indicativo: “io faccio”. La tv usa l’imperativo: “fai!”. Il TO coniuga la realtà con il modo congiuntivo ” se avessi” o “se io facessi?” tutto sarà un “se”. Il teatro al congiuntivo deve essere accompagnato dal teatro legislativo così che il sapere acquisito durante il lavoro teatrale possa proseguire in leggi e azioni concrete. O il teatro invisibile, così da intervenire sulla realtà direttamente. O un’azione concreta, che cambi la realtà nel breve termine.

Il progetto Prometeo

La parola

Le parole non hanno sempre lo stesso significato. Ogni parola è caricata con i desideri del mittente, ogni destinatario traduce/decodifica la parola secondo le proprie strutture. Questa sezione è sullo scrivere. La scrittura è una forma di dominazione del mondo, al posto di essere dominati da esso. Ci sono tre esercizi in questa sezione:

1) Cosa mi ha colpito di più in questi ultimi anni
I partecipanti sono invitati a scrivere un breve racconto/narrazione su un fatto personale o su di un fatto di importanza nazionale/del loro paese. Al posto di una dichiarazione di identità, volta verso l’interno/l’interiorità, questa è un’opportunità di riflettere una visione panoramica che ognuno ha del mondo, vicino o lontano.
Suggerimento: appendete tutte le storie al muro e fatele leggere. Poi chiedete ad ogni partecipante di dire quale storia l’ha colpito di più e perché. Fino ad allora non deve essere svelato chi è l’autore di ogni storia. Solo dopo ogni autore avrà la possibilità di reagire ai commenti fatti sul suo testo.

2) Dichiarazione di identità
Ogni partecipante dovrebbe presentare se stesso, in pochi righe, ma ogni volta il destinatario della presentazione dovrebbe essere differente: l’amato, un vicino di casa, il capo di lavoro, il presidente o la gente in generale.

Questo esercizio fa scoprire alle persone la molteplicità e la ricchezza del loro essere.

3) Poesia
Ogni partecipante dovrebbe scrivere una poesia, secondo il proprio intuito. Possiamo offrire alcune semplici linee guida:
a)il partecipante sceglie un tema che lo tocca emotivamente. L’emozione è necessaria ma può essere qualsiasi tema dagli occhi dell’amato apprezzi del supermercato.
b) Il partecipante dovrebbe scrivere una pagina intera sul tema scelto;
c) nella fase successiva, tutte le parole inutili o meno necessarie vengono eliminate. Così molti avverbi.
d) Il partecipante prova a organizzare ogni frase in modo tale che si crei un ritmo, una sequenza di versi.
e)Alla fine, il poeta dovrebbe sostituire ogni ultima parola di un verso con un altra parola (se necessario), per creare una rima ma solo se ha voglia di farlo.

Se le regole non funzionano, inventatene di altre. In arte, le regole sono suggerimenti, non comandi.

L’immagine

I partecipanti dovrebbero sviluppare le loro capacità di vedere e non solo di guardare. Creando delle immagini possono studiare e ristrutturare la realtà. I pittori e gli scultori si sento un po’ deificati proprio perché essi ri-modellano e correggono il lavoro degli Dei. Le attività basilari di questa sezione dovrebbe essere:

1) Scultura e pittura
Prima di tutto, ogni gruppo dovrebbe produrre una creazione collettiva sotto il titolo l’essere umano nell’immondizia, usando immondizia pulita proveniente dalle loro comunità o posto di lavoro. ogni scultura dovrebbe raffigurare/rappresentare figure umane mentre lavorano, si rilassano, amano, dialogano etc.. possono usare qualsiasi tipo di materiale per fissare e sostenere la scultura. essi possono fare anche dipinti sullo stesso tema. questo è solo il punto di partenza, altri temi della sfera di interessi dei partecipanti può essere esplorato ugualmente. e possono essere concreti o più astratti.

2) Fotografia
ogni persona del gruppo tiene tra le mani 5 foto di se o di altri membri del gruppo, o colleghi di lavoro o persone della propria comunità. il numero di foto è limitato per permettere al gruppo di esplorare le storie dietro di loro: cosa stanno facendo le mani? è la persona fotografata a decidere cosa la persona che tiene le foto deve fare. la foto diventa un titolo, ma la cosa più importante è il dialogo che dovrebbe prendere piede sull’immagine prodotta, su come ogni immagine può essere percepita, le idee/i pensieri che ogni immagine provoca, memorie, desideri…

3) Rimodellare la forma/la sagoma

Prendete delle immagini riconoscibili, una bandiera, un luogo geografico famoso, l’orizzonte di una città, un logo, tutto ciò che possa essere riconosciuto al primo sguardo e i partecipanti dovranno riprodurlo, trasformandolo. Possono colorarlo, cambiare la struttura delle sue linee, tagliare via parti o aggiungerne di altre, mostrare le loro opinioni sulla figura e il suo significato, le idee ed emozioni gli suscita.

Il suono
la musica è la via con cui gli esseri umani si mettono in contatto con l’universo, è il contatto degli essere umani tra il loro cuore e il cosmo. Per questa ragione, i poteri economici hanno incarcerato la musica in società che producono solo i ritmi che possono controllare. L’80% della musica prodotta serve solo per offuscare le menti degli ascoltatori. Nell’Estetica dell’Oppresso cerchiamo i ritmi dentro di noi, quelli della natura, del lavoro e della vita sociale.

Basandosi su giochi comuni e conosciuti come l’immagine dell’ora, il gioco delle professioni, maschere e rituali e la danza del lavoro, i partecipanti possono scegliere qualsiasi attività ripetitiva che svolgono a lavoro o nella vita quotidiana e trasformarla in una danza.
a) il partecipante comincia con il mostrare in silenzio movimenti ripetitivi, meccanizzati del proprio lavoro o della vita di tutti i giorni.
b) si dilatano i movimenti, eliminando i dettagli ridondanti ed ampliando quelli che si ritengono più significativi formando una sequenza che contenga tutti movimenti essenziali.
c) gradualmente si trasformano i movimenti in una danza, introducendo un ritmo.
d) il partecipante stesso o gli altri membri dovrebbero comporre una musica di accompagnamento ai movimenti.

I partecipanti possono creare ritmi e melodie basate su quel che i loro corpi percepiscono quando sono a riposo o in differenti attività del giorno così come sulla relazione tra il corpo e il mondo esterno. E’ importante evitare ritmi già conosciuti.

Strumenti di lavoro possono essere trasformati in strumenti musicali. Ogni strumento musicale è stato costruito, non se ne trovano in natura di già fatti, molti altri possono esserne inventati di nuovi.

L’Etica

Il TO è un teatro etico, in cui nulla può essere fatto senza sapere perché e per quale motivo. Il significato etico delle azioni di tutti i giorni è importante tanto quanto l’azione stessa.

Teoria: senza fare conferenze, sono state prese molte decisioni eticamente rilevanti e con grandi ripercussioni sociali. Basti pensare all’invasione spagnola in Centro e Sud-America, che portò al genocidio di dozzine di civiltà indigene/native; l’accordo di pace di Bretton Woods che instituì il dollaro valuta mondiale; la guerra del Golfo della guerra contro l’Iraq, messa a confronto con quella del Vietnam;

Pratica: Solidarietà- le differenze fra Pompieri e la Polizia Militare, in Brasile, è che quest’ultimi imparano a sparare e distruggere mentre i Pompieri,oltre a come estinguere un incendio, imparano il primo intervento, come salvare vite e prestare servizio alla comunità in caso di difficoltà. Per questo sono moralmente superiori alla Polizia Militare.

Questa parte del capitolo dovrebbe consistere in lezioni pratiche di solidarietà secondo i bisogni reali delle comunità dei partecipanti- e dovrebbe essere tradotta in pratica, non solo appresa.

Ogni partecipante dovrebbe collaborare in qualche atto collettivo o di miglioramento per la propria comunità.

In india, molti dei gruppi che costituiscono il movimento Jana Sanscriti, dopo aver recitato per una comunità, chiedono alle persone se possono essere di aiuto in qualche modo. E’ parte del loro modo di fare/intendere il teatro.

Moltiplicazione- Ogni gruppo dovrebbe organizzare uno o più piccoli gruppi ai quali poter trasferire/passare le lezioni ricevute nello spirito del “”Solo lui/lei che insegna, impara”, cercando di creare un Effetto Moltiplicazione.

Questa è vera scienza neurologica: nell’imparare il singolo mobilita solo i neuroni necessari per ricevere e trattenere quel che è stato insegnato; insegnando l’individuo mobilita i neuro-circuiti di aree differenti del cervello, espandendo e fissando il sapere, rendendo le cose imparate sempre disponibili e attive.
Questa è solo una bozza di progetto, una proposta iniziale. Perché si ottengano dei risultati e si definiscano/conformino delle modalità è chiaro che -per anni- dovremo lavorare duramente e sperimentare nelle diverse campagne, città e Paesi in cui il Teatro dell’Oppresso è attivo.

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Chi è il jolly? di Barbara Santos

Chi è il jolly?
di Barbara Santos, CTO Rio
Traduzione dall’inglese Maria Rossi

Il jolly è una carta da gioco che ha molteplici funzioni. La stessa cosa vale anche per il ruolo del jolly nella metodologia del Teatro dell’Oppresso. Il jolly dovrebbe essere capace di recitare come un attore/attrice, di condurre una rappresentazione di teatro forum, facilitare workshop e corsi di TO, scrivere e/o coordinare la produzione collettiva di testi teatrali, ideare l’estetica delle rappresentazioni ed essere maestro di cerimonia nel teatro forum, stimolando il dialogo fra “spett-attori” e il pubblico.

Il Teatro forum
Il teatro forum è una delle tecniche del Teatro dell’Oppressocon cui un problema della vita reale viene drammatizzato. Nella rappresentazione sia l’oppresso che l’oppressore si battono per i rispettivi desideri e interessi; tuttavia l’oppresso non riesce a far valere le proprie ragioni nè a soddisfare i propri desideri. Il jolly invita gli spett-attori (che sono in attesa di recitare) a salire sul palco, prendere il posto degli attori che ricoprivano i personaggi degli oppressi e a modificare, improvvisando, la situazione appena rappresentata.

Il ruolo del jolly
Il jolly nel TO è un artista con funzioni pedagogiche e politiche che aiuta le persone a comprendere se stesse, ad esprimere le loro idee ed emozioni, ad analizzare i loro problemi cercando le loro alternative per cambiarli o risolverli. Il jolly non ha bisogno di avere risposte ma dovrebbe essere in grado di formulare domande che stimolino il nascere di soluzioni ad ogni problema presentato nello spettacolo del teatro forum.

Abilità
Il jolly dovrebbe essere un esperto in diversità, con un background ed un attitudine multi-disciplinari: dovrebbe avere conoscenza del teatro, di culture popolari, pedagogia, psicologia, politica e tutto quel che è possibile. Oltre a questo deve avere e sviluppare sensibilità, facilità nel comunicare, nel saper coordinare gruppi, una percezione acuta, senso comune, energia e abilità di sintesi, tra le altre cose. Parte di questa conoscenza può essere imparata sui libri; un’altra parte può essere sviluppata solo tramite l’esperienza pratica e diretta. Comunque ci sono caratteristiche che dipendono dalla personalità di ogni jolly.

Stili
Al momento ci sono molte persone che stanno sperimentando questo ruolo in giro per il mondo. Ognuno costruisce il proprio stille partendo dalla cultura di appartenenza, dalle proprie conoscenze e dalla propria personalità. I jolly possono avere stili differenti ma non devono dimenticare mai l’essenza (profondamente) umanistica, pedagogica e democratica del Teatro dell’Oppresso.

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5% dell nostro tempo
Ronald Matthijssen (Formaat- Rotterdam)

L’album dei Beatles: Revolver comincia con la protesta d’un giovane, George Harrison, stufo dell’altissimo livello delle tasse inglesi che deve pagare: 95% dei suoi guadagni. “È uno per me 19 per te” canta. Infatti 5 % di guadagni rimasti per lui sembra esageratamente basso visto che uno si mette al 100% nel suo lavoro. Dall’altro lato, 5% di quello che i Beatles guadagnavano all’epoca rimane una somma astronomica in confronto di quello che la media dei cittadini inglesi guadagnava.
Dove sono I soldi ?
Il confronto con l’ITO non è facile da fare. Non siamo delle pop stars nemmeno guadagnamo tantissimi soldi. Infatti la maggioranza di noi guarda la mancanza di soldi come il più grande problema. E per essere onesti la maggioranza degli attivisti del teatro dell’oppresso vedevano l’ITO come una organizzazione il cui scopo principale era mettere insieme più soldi possibili. il fatto che questo non sia successo, dalla nascita dell’ITO, ha deluso molti colleghi. L’entusiasmo dell’inizio ha declinato e l’ITO è sempre più un sogno che una realtà.
Uno scarto enorme
Le organizzazioni non crescono così per magia. Se l’ITO avesse avuto il potere di fare apparire i soldi dall’inizio, forse non sarebbe nemmeno stata necessaria. Potenzialmente l’ITO è un’ organizzazione che opera in circa 70 paesi, offrendo servizi a circa 20 000 attivisti e a un’infinità di membri di gruppi comunitari. Per il momento l’unico corpo visibile dell’ITO è il sito web. Questo sito accoglie in media 45 visitori al giorno. Il forum del sito, creato per il dialogo global ha più di 200 membri. Dall’anno in cui è stato avviato il sito sono stati pubblicati decine di articoli, quasi la metà dal Toplab di New York, Da Headlines Vancouver, dal CTO Rio e da Formaat. Come potete vedere c’è uno scarto enorme tra il possibile e la realtà.
5% del nostro tempo
Quello che possiamo condividere ora non sono i soldi ma il tempo. Alcune persone che lavorano a tempo pieno con il TDO hanno deciso di impegnarsi per dedicare al minimo 5% del loro tempo all’ITO. 5% per chi lavora a tempo pieno vuol dire circa 2 ore a settimana, e per chi ci lavora a metà tempo un ora a settimana. Quindi sebbene non siamo delle pop star, tra di noi, abbiamo molto più tempo a disposizione che i Beatles mai ebbero. Poi non si deve dare 95% ma solo 5% del nostro tempo. Ora mi chiederete, che posso dare con questo tempo e come questo mi può beneficiare ?
Che puoi fare
TRADURRE
- traduci gli articoli di Under Pressure nella tua lingua e falli girare tra i tuoi amici e colleghi.
-traduci il riassunto delle tecniche del Teatro Dell’Oppresso d’Augusto Boal e usalo per la documentazione, per i laboratori e le formazioni, per le tue applications e per sviluppare il tuo lavoro
-traduci la lista dei progetti esemplari e usala per le applications, come materiale di referenza per i rapporti o solo per ispirarti dei colleghi.

MANDARE:
-qualsiasi materiale rilevante da pubblicare nella “Librairy” del sito
-foto e video (particolarmente l’ultimo) per le pagine rispettive del sito.
- se vuoi pubblicare I tuoi eventi mandaci il tuo calendario, lo pubblicheremo alla pagina “News”
-articoli per Under Pressure; dobbiamo avere materiale per anni e anni
…per favore non dirci che non parlate Inglese, ci sono testi in tutte le lingue possibili, e è anche una buona occasione per studiare una lingua, doveste metterci un mese per tradurre un testo di una pagina, sarà comunque un bel regalo alla comunità…
-le vostre idee, desideri e proposte. Cosa volete e cosa aspettate dall’ITO, che potete offrire ? QUEST’ INFORMAZIONE E’ VITALE PER CHIEDERE DEI FONDI.
COLLABORA:
-cercando dei membri per il comitato di raccomandazione. Fino ad ora 3 membri sono stati registrati. Ne servono almeno 100!! Se ogni paese nelle “Yellow pages” del sito può provvedere due membri avremo qualcosa da proporgli.
-dicendo in pubblico che sei attivamente coinvolto nell’ITO, spiegandone gli obiettivi, riferendo al sito, faccendo sapere che l’ITO esiste!
-creando un link tra il tuo sito e quello dell’ITO, o includendo un link al sito dell’ ITO nelle tue mail, lettere e rapporti.
-condividendo punti di vista e idee nel “Forum”. Per favore pure qui evitiamo prest di lingue. PUOI APRIRE UN FORUM IN QUALSIASI LINGUA O CHIEDERCI DI APRIRNE UNO. È molto facile.
-conttatando i tuoi colleghi se lavorate su un tema simile, scambiando informazioni e materiali, magari creando pure progetti internazionali; puoi trovare gli indirizzi nelle Yellow Pages. Ci sono dei gruppi focalizzati sui diritti delle donne, sul bullismo, il teatro nelle prigioni, i diritti dei contadini, gli senza fissa dimorra, il teatro legislativo, l’AIDS, l’ambiente, per solo menzionarne alcuni.
E puoi fare ancora molto di più…
Cosa ne trai
RICONOSCIMENTO
Sarai capace di valorizzare meglio alle istituzioni, a chi ti finanzia e alle organizzazioni partner se sei capace di dimostrare quello che può fare il Teatro Dell’Oppresso a scala globale. Qualsiasi progetto dei progetti descritti può essere uno dei tuoi. Le tecniche, esercizi e giochi sono essenzialmente gli stessi ma gli orizzonti di applicazione sono infiniti. L’ITO mostra l’ampiezza del movimento.
UNA FINESTRA SUL MONDO
Non devi pensare a tutto da solo, ci sono dei colleghi per aiutarti. Inoltre scoprirai che anche con le stesse basi, il teatro forum ha tante variazioni, come le altre tecniche. Se la sezione video del tuo sito web è grande possiamo mostrarti solo quello che è possibile.
JOLLY VOLANTI
Esperti di TDO possono per offrire corsi approfonditi ? questo è un punto fondamentale dell’ITO. Quello che devi fare è scrivere una lettera di motivazione all’ITO. La useremo per chiedere fondi. Il problema del progetto Jolly volanti in ex-Yugoslavia non era che mancavano soldi. Il progetto non si è fatto perche non era abbastanza chiaro quello che si intendeva fare dopo la formazione, come le comunità dovevano trarne beneficio. Come i partecipanti avrebbero trasferito quello che avrebbero imparato agli altri ? queste sono domande fondamentale per il Teatro Dell’Oppresso: è un teatro de, da e per gli oppressi, ciò presuppone che dobbiamo potere spiegare come.
SUPPORTO ORGANIZZATIVO
Questa è una nuova idea ancora in progress: vogliamo sviluppare un programma di supporto in due sensi per le organizzazioni di praticanti di TDO. La prima direzione è quella di creare un libro conciso sulle tappe da seguire per fare funzionare un organizzazione di TDO. la seconda è una serie di giochi ed esercizi adatti per consolidare questo processo. Se avete delle idee, avanti! Se avete delle domande, condividetele!
MOLTIPLICANDO IL NOSTRO IMPATTO
Questo lavoro deve essere fatto per fare funzionare il TDO. Può essere fatto senza aspettare, se siamo capaci di metterci 5% del nostro tempo. Non può essere fatto se aspettiamo che arrivi il denaro per impiegare un professionista che apra un ufficio e ottenga una sedia al consiglio di sicurezza delle nazioni unite. Il Teatro Dell’Oppresso e l’ITO non è un ufficio, nè una ONG o un’ entità burocratica. Se aspettiamo questo probabilmente aspetteremo per sempre. Se invece sviluppiamo un’ organizzazione dando 5% del nostro tempo, tutto diventa possibile. 5% su 20.000 persone che si stima praticano il TDO, vuole dire l’equivalente di 1000 persone che lavorano a tempo pieno. Questo corrisponde al 10% di tutte le persone che lavorano alle nazioni unite in tutto il mondo! Possiamo moltiplicare il nostro impatto a questo punto, solo investendo una o due ore a settimana. Pensi che sia possibile ?

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Eléments de réflexion sur le Joker de Julian Boal

Le seul objectif que s’assigne ce texte est d’apporter une contribution théorique et pratique sur le rôle du Joker. Cette fonction est la seule qui soit nouvelle dans le Théâtre Forum et pourtant très peu de textes existent qui la décrivent ou la commentent. Ce texte vise donc à pallier cette lacune, mais il n’a en aucun cas la prétention de la combler entièrement.

Le fait que le Théâtre Forum ne soit pas une nouvelle page dans l’histoire du Théâtre est à mon sens régulièrement prouvé par le fait que plusieurs troupes dans le monde ont réalisé des spectacles, et continuent à le faire, de Théâtre Forum en utilisant des textes dramatiques qui n’avaient absolument pas été conçus pour ce type de représentation. Le premier à l’avoir fait n’est autre qu’Augusto Boal lui-même lorsqu’il a « Forumisé » la Femme Juive, un texte de Brecht inclus dans Grand’peur et misères du IIIème Reich. Il y a quelques mois, Adrian Jackson mettait en Forum Woyzeck à Londres et j’ai eu des échos d’une expérience similaire réalisée avec Antigone en Croatie.
Il ne s’agit pas ici de discuter si de telles expériences sont pleines de sens ou même si elles furent couronnées de succès. Il me suffit juste de constater que pour que ces pièces deviennent Forums, l’unique ajout essentiel fut la figure du Joker. Tous les autres éléments y figuraient déjà sauf celui-ci, essentiel au Forum.
Il est donc normal que beaucoup de praticiens du Théâtre de l’Opprimé, ou de personnes aspirant à le devenir, s’interrogent sur ce nouveau venu.
J’y répondrai, en me nourrissant de mes propres expériences, des expériences dont j’ai été témoin, des discussions que j’ai eu. Je parlerai en premier lieu ce que je crois être la fonction essentielle du Joker et deuxièmement, je parlerai des trucs auxquels on recourt des jokers que j’ai rencontré dans plusieurs parties du monde.
Si la fonction du Joker est difficile, c’est parce qu’elle cristallise en elle tous les éléments du Forum. Le Forum idéal est théâtre, fête, assemblée générale, acte de solidarité, lieu de discussions et de prises de décision, une image d’une société idéale dont les membres ne subiraient plus les rapports de force, mais seraient capables de s’inventer. Il est également moyen pour essayer de parvenir à cette société, il est une adresse au Pouvoir et aussi une menace en ce sens qu’il peut toujours être l’ébauche d’une conspiration contre celui-ci.
Il n’est pas étonnant alors que le Joker devant assumer, et rendre visibles, autant de paramètres soit une fonction difficile. Mais je crois que les deux paramètres qui doivent vraiment servir de ligne directrice au Joker ne sont pas ceux que je viens de nommer : ce sont le respect de la parole de chacun et l’effort pour auto-activer l’ensemble de la salle.
Il y a là, à mon point de vue, une contradiction. Le respect absolu de la parole de chacun pourrait conduire à l’ennui pour le reste de l’audience, un ennui qui serait synonyme de passivité, de mutisme absent. Essayer en permanence que la salle soit « active » peut conduire le Joker à n’être plus qu’un animateur d’auditoire, un chauffeur de salles qui alignerait blague sur blague, passant de point d’orgue en point d’orgue, empêchant ainsi toute capacité de réflexion de la part des spect-acteurs.
Il n’y a pas d’autre moyen de résoudre ce paradoxe que de l’assumer pleinement, le mener de front, essayer de faire cohabité ces deux pôles contradictoires. Ces deux éléments sont nécessaires et imprescriptibles. Le respect de la parole de chacun est l’élément sans lequel le spect-acteur ne pourrait avoir la confiance nécessaire pour monter sur scène, donner ses mots, ses gestes au public ainsi qu’aux autres acteurs et au Joker. Ce qu’il dira peut être discuté, critiqué, jamais jugé. Il faudra parfois que le Joker l’interrompe, lorsque la solution n’évolue plus, lorsque l’élément imprévisible qu’il apportait s’est stabilisé dans un rapport de forces qu’il lui est défavorable et qu’il n’arrive pas à surmonter. Peut-être existe t’il d’autres raisons qui justifie l’interruption de son intervention, s’il use de la violence, si ce qu’il dit ou fait est absolument incompatible avec le rôle qu’il assume, mais cette interruption se devra, elle aussi, d’être respectueuse. Le Joker peut lui demander alors s’il pense avoir fini, s’il a quelque chose à ajouter.
Je crois que considérer que la seule et unique forme d’activer un spect-acteur est de le faire monter sur scène est une conception restrictive et qui si elle était vrai serait assez triste pour le Théâtre-Forum. En effet, supposons que l’on fasse un spectacle pour une cinquantaine de personnes, nous savons que seul 5 à 10 personnes feront des interventions. Qu’en advient-il des 40, 45 autres personnes ? Restent-elles inertes ?
Croire que seuls ceux qui montent sur scène se libèrent de leur condition passive et acritique est pour le moins méprisant pour les autres formes de Théâtre sociales, politiques et militants. C’est aussi une ressacralisation de la scène que de lui conférer, et à elle seule, la vertu de rendre libre ; nous serions bien de la « vulgarisation », au sens le plus haut de ce terme, donner au peuple, que désire le Théâtre de l’Opprimé.
Le Joker doit donc faire en sorte que tous participent. Il doit pousser les gens à la réflexion, être un miroir de leurs pensées, donner à l’assemblée ce que chacun lui a dit. Il doit être ce que Platon disait de Socrate « un taon au flanc de la société » : il doit les irriter dans le sens qu’il doit essayer, avec eux, de les mettre dans un état de créativité, de discussion tel qu’ils s’éloigneront de leurs schémas de pensée habituelle, que leurs raisonnements quotidiens leur apparaissent soudain comme étrangers. Il doit essayer de faire en sorte que l’apparition probable d’opinions contraires ne suscitent pas un repli sur des préjugés, mais au contraire pousse à la réflexion et au dépassement possible de ceux-ci.
J’ai assisté une fois à un spectacle-forum sur le sida dans une prison pour femmes au Brésil. L’un des nœuds du conflit où les spect-acteurs étaient invités à prendre la place du protagoniste était une scène où le patron d’une entreprise exigeait d’un candidat à l’emploi qu’il fasse des tests de santé dont un dépistage du sida, tests dont lui le patron aurait connaissance des résultats. Dans la salle, les opinions étaient partagées, certaines prisonnières trouvaient qu’il était juste que le patron sache si ces employés étaient séropositifs ou pas . À un certain moment dans la salle, une des prisonnières à commencer à parler, elle parlait du préjugé dont souffraient les séropositifs, elle s’est ensuite déclarée elle-même comme séropositive et à raconter son expérience de la discrimination en des termes très touchants, elle fut ensuite applaudie par le reste de l’assistance. Dans ce lieu qu’est une prison brésilienne normale où les conditions sont si atroces que les prisonniers sont obligés de revêtir des masques de violence et d’animalité afin de préserver un minimum vital de privacité, cette prisonnière avait réussi à créer, ne serait-ce qu’un instant, une relation autre à travers laquelle les autres prisonnières ont pu lui manifester de la solidarité.
Le Joker aurait-il du l’interrompre ? Lui autoriser la parole qu’à la condition qu’elle vienne sur scène ? Je ne le pense pas. Si tout est Théâtre, alors reconnaissons que ce qui vient du parterre a également une valeur que nous ne devrions pas méconnaître ou sous-estimer.

Quelques trucs pratiques

Il n’existe pas de Joker parfait dans l’absolu. Il existe de Jokers parfaits dans des conditions précises. Si l’on est face à six cents personnes ou dix, on ne « joke » pas de la même façon. Face à un public surexcité ou apathique, lié par une lutte commune ou atomisé, fragile ou fort, avec la présence des oppresseurs dans la salle ou pas, le Joker doit répondre aux situations concrètes dans laquelle se trouvent les spect-acteurs.
L’image la plus approprié pour le Théâtre de l’Opprimé et le Théâtre social, politique ou dans l’éducation en général n’est pas celle d’une chaîne de montage : on ne met pas un individu à un bout de la chaîne et à la fin, on obtient tel ou tel résultat (la confiance, la tolérance, le respect,…). Nous évoluons dans des situations diverses et variées et nous devons réagir face à ces diversités. C’est pourquoi le Joker ne peut pas disposer de dogmes, mais seulement de trucs.

• Pour savoir si le Public est encore intéressé dans l’intervention :
Un certain temps après que l’intervention a commencé, le Joker peut s’approcher de plus en plus du lieu où se déroule l’action. Si lorsqu’il s’approche lentement du spect-acteur, le public commence à le regarder lui plutôt que le spect-acteur, c’est qu’ils attendent de lui qu’il fasse quelque chose, qu’il intervienne. S’il continue à regarder le spect-acteur, c’est qu’ils y trouvent encore de l’intérêt et veulent continuer à voir quels seront les rebondissements de son action.

• Pour chauffer la salle avant le spectacle:
- Expliquer les règles du jeu de la façon la plus simple et la plus claire.
- quelque jeux simples ; des jeux qui peuvent se faire assis (cercle et la croix, John and Paul, etc.) au début, si le public est réceptif, on peut ensuite leur demander de se lever pour faire des exercices plus physiques.

• Pour chauffer la salle juste avant le début des interventions :
- Demander à tout les acteurs de se présenter en ligne. Le public devra dire comment il a vu tel ou tel personnage (par exemple : « couard », « paresseux », « mais avec un bon cœur »). L’acteur devra ensuite faire une statue où sera présent toutes, ou autant que possible, les caractéristiques décrites par la salle (en filant l’exemple, une statue d’un peureux au cœur d’or mais avec un poil dans la main) .
- Demander à la salle de se partager en petits groupes pour discuter de ce qu’ils ont vu et de commencer à réfléchir à des interventions.

• Pour encourager le public à monter sur scène :
- le Joker, lors de la deuxième représentation, doit se tenir dans une position visible pour le public. Si celui-ci tarde à réagir, il peut se déplacer dans l’espace qui sépare la salle de la scène en regardant le public pour lui rappeler qu’il doit réagir, qu’on attend quelque chose de lui ; le joker pourra même parler à l’audience, la taquiner : « Jusqu’ici tout est parfaitement normal pour vous ; si cette histoire se passait avec vous, vous agiriez exactement de cette façon ;… » En agissant de la sorte, le joker aura la possibilité de mieux voir les membres du public et d’essayer de dénicher celui qui se tortille sur sa chaise sans oser dire « Stop ». Lorsqu’une intervention surgira, le Joker devra alors se ranger dans une position moins visible : le spect-acteur qui est monté sur scène veut montrer sa solution et le reste du public veut la voir ; le joker ne doit pas être à ce moment-là une interférence.
- Interrompre l’action et poser des questions aux « spect-acteurs » : « Vous croyez vraiment que ce personnage n’avait aucune autre façon d’agir ? Vous croyez que ce personnage a adopté une bonne stratégie pour obtenir ce qu’il désire ? » et ainsi de suite pour essayer de créer une discussion d’où émergeront des propositions, des alternatives.
- Si un spect-acteur a commencé à parler depuis sa chaise mais résiste à l’idée de monter sur scène, on peut le faire applaudir par le reste du public pour l’encourager.

• Pour faire en sorte que l’ensemble du public soit actif :
- Faire en sorte qu’ils puissent toujours commenter les interventions après qu’elles aient eu lieu, ce débat pourra les stimuler et les encourager à monter sur scène par la suite. Tenter de faire en sorte que le débat ne s’articule pas sur des questions de valeur (« Est-ce que c’était une bonne intervention ? »).
- Ne jamais faire des conversations privées entre le Joker et un membre du public. Dès que l’un des membres du public pose une question ou fait un commentaire au Joker, celui-ci doit s’éloigner de lui pour qu’il soit forcé de parler plus fort. Si le reste du public n’a toujours pas entendu, le Joker peut répéter ce qu’il a dit, en le reformulant ou pas.
- Le Joker peut également exposer son point de vue, mais en laissant très clair qu’il s’agit d’UN point de vue et pas de la seule interprétation autorisée. En demandant par la suite au public, ce qu’il a pensé de son opinion et en acceptant la critique de celui-ci.

• Quelques autres conseils :
- Plus la personne qui fera le Joker sera timide, plus on la verra elle et moins on verra la fonction de Joker qu’elle assume. C’est un paradoxe qui veut que plus on est clair et expressif, moins on s’expose en tant qu’individu.
- Une séance de Théâtre-Forum doit finir quand les spect-acteurs ne sont pas encore rassasiés. Si on les gave d’interventions et de discussions sans fin, ils retourneront à une passivité que nous voulions précisément combattre. Ce qui est important, c’est que les transgressions faites sur scène se fasse également dans la vie. Pour cela nous devons stimuler et exciter les gens, pas les rendre apathiques. Leur envie d’intervenir, de transformer, il faut qu’ils la gardent aussi après avoir franchi les portes du théâtre.

Si mon texte finit ici, la réflexion sur le Joker, elle, doit continuer.

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